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lunedì, 23 aprile 2007
Sono forse l'unica blogger diciannovenne che bloggheggia ascoltando Mozart: ma ho bisogno di qualcosa che mi calmi (i miei coetanei ritengono che Mozart provochi mal di testa, sonnolenza, e disturbi vari, ma io sono del parere opposto. In momenti come questo la musica classica è proprio quello che serve, e per tutto il resto della giornata c'è il j-rock) perché ultimamente i miei nervi stanno cedendo. A volte urlo davanti al telegiornale e ho da ridire su tutto e tutti. Tipo un certo maschilista-razzista (una vera e propria testa di ... scegliete una parolaccia) che propone di sterminare i cinesi. E io grazie al cielo ero addormentata come sempre e non l'ho sentito, infatti me l'ha poi riferito Momo. Mi è venuto mal di testa a forza di pensare a quel balengo. Mentre parlvamo di questo in tv scorrevano le immagini di discoteche, e non smetterò mai di chiedermi cosa c'è di bello in una calca di tamarri che suda al ritmo di unza-tunza, un rumore che a me fa venire la tachicardia, droghe chimiche e alcolici scadenti. Poi c'è sempre il maniaco all'angolo che aspetta solo te (sono così documentata un po' per sentito dire, un po' perché Mami, la mia amica giapponese, quando è venuta qui ha voluto a tutti costi andare in discoteca, e io per lei avrei fatto di tutto, perciò non linciatemi). Infatti il mio sabato sera tipo è pizza-pub-passeggiata. Un po' ripetitivo, ma vivo bene comunque. Ogni tanto capita anche di fare altro, ma sinceramente per me il sabato sera è un'occasione per stare con i miei amici. Per me il tempo delle cazzate è chiuso, almeno fino al prossimo periodo di depressione profonda (non sono così ottimista da credere che tarderà). In un certo senso vorrei prendere le distanze dai miei coetanei, francamente mi vergogno un po' di appartenere ad una generazione che probabilmente non è tutta da buttare, ma che è ritenuta una vera merda dalle altre generazioni. Ogni giorno c'è un nuovo video che da un telefonino è passato su YouTube e da YouTube ai telegiornali, questi pensano che la mia generazione abbia sempre il cellulare a portata di mano per filmare cose di cui ci si dovrebbe vergognare, e non lo dico perché sono moralista o bacchettona, anzi. Lo dico perché evidentemente questi hanno poco da fare o sono davvero molto stupidi se pensano che la gente li acclami per cose del genere. Ebbene: sia chiaro che il mio cellulare non fa neanche le foto, e avere un modello così è una mia libera scelta. La scelta di una che si chiede perché non potevamo continuare a vivere senza questi aggeggi diabolici. Ok, sono utili. Io infatti lo uso solo per cose tipo tranquillizzare mia madre quando sono fuori la sera o per chiamarla quando a scuola ho un attacco di mal di pancia, infatti adesso è spento e sepolto in fondo alla cartella di scuola. Per tutto il resto, c'è il telefono di casa. Una generazione di ignoranti. Sia chiaro anche che io non leggo Moccia, non saprei neanche chi è se non per qualche informazione captata qua e là. Io non ho stelline brillantinate tra i capelli, non ho né la pancia né il sedere di fuori, non accetto le avances di chiunque e non abbrevio le parole, in nessun caso. A volte mi sento in un isolamento aristocratico come quello di Baudelaire. Beh, sono antipatica, lo so. Ma sto bene così. Lara Jade Actions. La super teen-fotografa (è un'ossessione) sta per mettere in vendita una specie di tutorial su come post-produce le sue foto. Sono stata sfiorata dall'idea di comprarlo, ma sinceramente penso che sia meglio imparare da sola e sviluppare un mio stile personale. Sinceramente non so che gusto ci sia in una post-produzione servita su un piatto d'argento. Sevaowen . 17:45 venerdì, 20 aprile 2007
Questo è davvero scioccante. Evviva Striscia. Sevaowen . 22:07 mercoledì, 04 aprile 2007
I malesseri stagionali mi costringono a letto e anche a svegliarmi presto. Stamattina, come se non fosse bastata la dose quasi mortale di Avril Lavigne di due settimane fa, ho di nuovo guardato MTV. E il video maledetto è riapparso! Così mi sono anche accorta di aver visto male e di conseguenza riportato male alcune cose, ma dovete perdonarmi: l'altra volta erano le sette di mattina. Si vede lontano un miglio che lui è americano e sembra il prototipo del tamarro made in USA, Avril Lavigne interpreta entrambe le ragazze e i cuoricioni hanno anche un teschio in mezzo. La canzone è più prepposa di quanto non ricordassi, e lei vestita anche peggio di quella di Belli Dentro. Comunque fa schifo, e questo non cambia. Ma voglio parlare di un'altra cosa che ho visto. E stavolta è una cosa davvero orribile. In ogni stacco pubblicitario appare un uomo sorridente che dice più o meno "RetEuropa Immobiliaria! - sì, nomino anche il nome dell'agenzia di queste menti malate in nome della libertà di parola - compra una casa del complesso abitativo mare domani a Sant'Antonio - o Sant'Ambrogio, non ricordo - di Romagna, in collina a 7 km dal mare! Ma tra quindici anni il livello delle acque si alzerà e voi avrete una bellissima casa sulla spiaggia! Telefonate subito!". E' stata una delle poche volte in cui mi sono davvero scandalizzata. Io mi impegno per la salvaguardia del pianeta e a volte litigo anche con quelli che mi circondano perché non chiudono i rubinetti, lasciano le luci accese inutilmente, etc., eppure c'è gente che trae profitto dalla malasalute della terra o che truffa sciocchi che vorrebbero una casa in riva al mare anche a costo di perdere sette km di terra e di vedersi il mare arrivare ai piedi grazie all'effetto serra. Tanto vale allora andare a vivere sotto un ponte, l'alluvione creerà più o meno lo stesso spettacolo. Contenti? Ma adesso non sentite puzza di merda? Non è la primavera, è il nostro mondo che brucia. Ma non è certo colpa mia. Vi prego, non comprate niente da questi idioti. Salviamo il pianeta piuttosto. Sevaowen . 12:11 mercoledì, 04 aprile 2007
Forse posso finalmente dire di essere almeno un po' in grado di analizzare le cose con una certa freddezza, il che dovrebbe garantire una visione migliore. In sette anni di gite sono sempre tornata ad Asti entusiasta, per accorgermi dopo mesi di quanto in realtà quei giorni fossero stati spiacevoli, eccetto qualche raggio di sole dato dalla musica, dai posti stupendi e da quei pochi amici che ho in classe. O dalle mie tendenze asociali. Poi mi davo della scema all'infinito, perché non ero in grado di vedere le cose come stavano fin dall'inizio. Stavolta non è andata così. Però mi chiedo se la stanchezza fosse dovuta alla noia, alla mia salute cagionevole o al fatto che sto invecchiando. Spero la prima. Comunque adesso posso mettere nero su bianco qualcosa sui giorni trascorsi a Vienna, tanto per avere uno spunto quando tra qualche anno ripenserò a quanto i miei anni di scuola siano stati socialmente disastrosi. Spero in un futuro migliore all'università. Siamo partiti alle cinque del mattino, su un pullman che aveva giusto un posto ciascuno, cosa che mi ha impedito di dormire e costretto a stare accanto a persone che trovo sgradevoli (veramente mi riferisco solo ad una persona). Essendo il mezzo di trasporto piccolo, le cazzate si sentivano meglio. Così non ho aspettato a lungo prima di infilarmi delle cuffie nelle orecchie. Guardavo trasognata i numerosi cimiteri e campanili che sfilavano davanti ai miei occhi e credo che quei minuti mi abbiano fatto entrare in uno stato d'animo strano che è durato almeno fino a quando non ho messo piede in albergo quella sera o fino a quando cinque mattine dopo mi sono finalmente risvegliata nel mio letto, non so. Per ore, e poi per giorni anche se meno, ho avuto l'impressione di stare sognando. A Salisburgo mi guardavo intorno e non riuscivo ad entusiasmarmi come tutte le volte che vado in un posto nuovo, ma non certo perché non mi piacesse, anzi. Il problema era che non mi sentivo come se fossi veramente lì. Vedevo tutto dall'esterno. Fare foto in un cimitero è moralmente sbagliato? Secondo me no. Io passerei ore a fare servizi fotografici in un cimitero con un modello, o semplicemente a fotografare le lapidi. E non mi sento in colpa, perché non vado nei cimiteri perché mi piace la morte né tantomeno per disturbare i morti. Ci vado perché mi piace l'atmosfera romantica e surreale che vi si respira, un po' come quella delle chiese, e perché a volte i morti hanno anche bisogno di compagnia. Già che ci sono mi riservo il diritto di qualche scatto, perché non vedo alcun motivo per evitarlo. Quando siamo entrati nel cimitero di Salisburgo, quasi tutti hanno messo mano alla macchina fotografica per riprenderne una veduta generale, senza poi riprendere alcuna croce o lapide. Alcune ragazze dietro di me, tra cui la rana stronza, non si sono concesse nemmeno un primo scatto. Rana dixit: {con il solito tono di voce da simpaticona} ma vi sembra il caso di fare foto? Siamo in un cimitero Fabio respondit: {mettendo via la macchina fotografica} eh, forse hai ragione Rana dixit: {guardando di sbieco Seva, cioé io, che fotografava una lapide} guarda questa che fotografa le bare... Seva in stato di living dead e trasognata: pensa che presto prenderà a sprangate la rana. Poi ho avuto modo di visitare in tutta tranquillità la Getreidegasse, momento che aspettavo da un mese. Ero sempre più in coma. Poi tra mille peripezie siamo arrivati all'albergo di Linz, e mi sono sinceramente chiesta perché ospitare degli studenti in un albergo così figo? La nostra stanza aveva un corridoio con uno specchio enorme, due bagni di cui uno aveva doccia, vasca da bagno, specchio enorme e specchio ingranditore, phon, due lavandini, un piano enorme su cui appoggiare la roba e l'altro aveva il gabinetto e il lavandino con lo specchio piccolino. La parte adibita al sonno aveva una finestra che occupava l'intera parete, coperta da tende bianche e rosse, c'era una lampada a luce regolabile, due poltroncine col tavolino basso, la scivania accanto alla finestra (cosa che ho sempre sognato) e tanti faretti piccolini sul soffitto. E la tentazione di un frigobar pieno di alcolici (ma, visti i prezzi, ho resistito). Dopo la notte idilliaca l'impatto con Mauthausen il mattino dopo è stato peggiore. C'era il sole, ma soffiava un vento gelido. La parte esterna, decorata da monumenti carichi di significato, è quasi piacevole da visitare. Il resto è un massacro psicologico, anche per una come me che davanti agli incidenti del sabato sera dice oh, un pugno di stupidi in meno sur terre. Ma per capire bisogna andarci. Perfino io sono riuscita a reggere la macchina fotografica fino al cimitero, poi non l'ho più usata fino a Vienna. Ma alcuni dei miei compagni non solo di classe, tra cui la Rana, facevano foto in modo compulsivo perfino nella Gaskammer. Quelle sì che sono foto inutili, foto che si possono evitare. Perché non c'è nessuna bella atmosfera da catturare, nessun motivo per fare una foto ricordo perché è una cosa che non si può cancellare dalla memoria, e una foto non servirebbe neanche all'istruzione e all'informazione, perché per capire bisogna andarci. E badate bene: le mie non sono le parole di una moralista. Ero probabilmente l'unica del pullman a cui faceva piacere ascoltare il Requiem di Mozart, che il nostro professore di matenatica laureato da poco anche in direzione di coro teneva tanto a farci ascoltare. Quel giorno sono anche riuscita a fotografare il monumento che avevo come copertina della mia ricerca per l'esame di terza media (o forse era quello di quinta elementare, non mi ricordo). La camera d'albergo di Vienna era bella, ma lasciava vagamente a desiderare rispetto a quella di Linz. Vienna è una città bellissima, anche se preferisco ancora Parigi. Il motivo non mi è chiaro. Comunque vi si respira sempre l'aria di grande città del Vecchio Mondo, che adoro. Almeno nel centro storico, perché se lì mi sento nel mio habitat naturale, sulla Maria Hilfer Strasse meno. E' la via commerciale dove si trovava l'albergo, così ho avuto varie occasioni per passeggiarvi sola. Ad ogni angolo di strada c'è un negozio alternativo, e sono ancora più frequenti persone già particolari all'occhio e che emanano anche un carisma insopportabile. Tutto questo ad Asti non c'è e a Torino è comunque un fenomeno moderato, così mi sono sentita davvero provinciale. Ho anche visto molti emo, e ho passato tutto il resto della gita a pensare quanto fosse bella l'androginia. Loro avranno pensato mer mezzo secondo a quanto ero brutta io, tra l'aspetto da gita, la tinta scolorita e quell'enorme fetta di pizza in mano. Pazienza. Il giorno dopo i miei compagni hanno giocato a nascondino nel parco di Schoenbrunn, ho mangiato un enorme Punschkrafen (sperando che si chiamasse così) e ho ottenuto una foto di un mio compagno che faceva la conta in mezzo alla piazzetta quasi a novanta e con le mani sugli occhi. Queste sì che sono foto che non dovrebbero essere scattate. Oh, e ci tengo anche a segnalare che il Belvedere superiore (dove si trovano il Bacio e Judith - che io preferisco- di Klimt) ospita strane presenze. E come non menzionare, infine, la storia dell'asta delle tende? Peccato che non ci fosse. Ah, e ho litigato furiosamente con Maria Assunta per le cazzate che faceva in bagno (tipo riempire un sacchetto di plastica d'acqua, di sapone, bagnoschiuma, shampoo, deodorante, dentifricio, ecc. che poi per un'arcana reazione chimica o per un'ovvia legge della fisica, chiassà, è esploso, investendo la mia piccola trousse in filo, pezzo unico che arrivava dal Giappone, cosa che non doveva assolutamente essere bagnata da acqua, figuriamoci da quella merda) e per la sua ignoranza per quanto riguarda la buona educazione. Di Graz, non vale la pena parlare. E si conclusero otto anni di gite scolastiche. Sevaowen . 11:16 |
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