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domenica, 28 ottobre 2007
~ Il Nerd ~ Ore otto, letteratura italiana. Lui è lì, aggrappato, ancorato alla porta d'ingresso. Presumibilmente è arrivato prima di tutti gli altri. O forse era ancora lì dalla lezione precedente. Quando la portinaia apre, lui si precipita verso la porta dell'aula e si aggrappa e si ancora lì finché non arriva la prof tappa. Il Nerd riesce sempre a sedersi nel primo banco, nonostante ci siano ottantotto banchi e circa centotrenta studenti (a occhio e croce), quindi per noialtri sedersi su una cosa comunemente definibile come sedia è un terno al lotto, ma non per lui. Ha i capelli cortissimi e scuri, e la barba sempre perfetta (ammesso che ce l'abbia); porta maglioncini rosa salmone sopra camicette da barotto. Durante la pausa non si alza, ma rimane a guardare la prof come incantato (la prof è bassa, vecchia e vestita peggio di lui, forse ha una forte dipendenza dall'autorità grazie a mammina che gli stira le camice da barotto e ammira la prof perché ha una laurea in più di lui), oppure continua a sfogliare il libro che si stava commentando. Io e Fra J. stiamo tramando un agguato a suo danno. Ti piacciono tanto i libri? Te li diamo! (addosso).
~ Oxford ~ Ore dodici, lingua anglo-americana. Nell'aspetto è del tutto insospettabile, ma quando apre bocca svela la sua vera natura. Non si siede in prima fila solo perché quelle sedie sono monopolio del Mughetto di Bosco, anche se ad anglo-americano lo spray non è al completo quei tre membri (onorari) sono un po' mafiosi e tengono il posto ai loro amici. Capita spesso che il professore faccia una domanda, e lui, Oxford, ha sempre la risposta pronta, e la espone con il suo fantastico accento di Oxford (che, ci tengo a specificare, non è davvero accento di Oxford, ma nel suo caso Oxford cade proprio a fagiolo). Incredibile ma vero a volte è stato lo stesso professore a zittirlo. 102907 latest news. Il Nerd usa il quaderno a quadretti per letteratura italiana! Fosse solo quello il problema. Ha l'aria da matematico. Qualcuno gli ha spiegato che non solo questa non è la facoltà di matematica, ma che questa è parecchio distante dall'edificio dove studiamo Ungaretti, Moravia e Odorico da Pordenone (e sfido qualunque avventore del blog a trovare il nesso trai tre)? Oh, e tra pochi giorni vedrò COCORITA! Quella che pensa di essere un genio. Aiuto. o.ò Sevaowen . 14:27 domenica, 21 ottobre 2007
E' cambiato tutto. Radicalmente. E per una volta non è colpa mia, non è stato uno dei miei soliti, capricciosi tentativi di ribaltare la mia vita perché così com'era non andava bene. No, stavolta io non c'entro, sono solo stata vittima del vortice degli eventi. Sabato, alle nove e mezza davanti al Cocchi. Funzionava così da tempo immemore. In qurl posto, a quell'ora c'erano tutti i miei amici più molti dei (pochi) alternativi o poseurs di Asti. L'età dei presenti andava dai quattordici ai vent'anni o forse anche di più, una massa nera, informe e chiassosa. Dopo una mezz'oretta ci spostavamo in massa verso il pub, il solito Red Lion. Per una qualche ragione, ora non funziona più così. Ieri sera non c'era quasi nessuno delle persone che avrei voluto incontrare. Ovviamente continuerò a vedere i miei amici, quello non è un problema. Ma il must delle nove e mezza al Cocchi adesso mi mancherà, temo (anche se prima lo detestavo abbastanza e cercavo di aggirarlo andando a cena da Minnni, su autoinvito). Però devo ammetterlo: l'università ha cambiato la mia vita in meglio. Perdere le mie vecchie abitudini mi inquieta, ma non è certo la prima volta che succede. Nel 2004 tutti i sabato al pomeriggio io e Marcello ci installavamo a casa di Giuditta; eravamo un trio di migliori amici, e poi la vita (o la stronzaggine) ci ha allontanati. Ma ormai la vedo come una cosa normale, il fatto di avere smesso di frequentare Giuditta. Vorrei vederla solo per dimostrarle che non sono e non sono mai stata una verginella sprovveduta come pensa lei, perché si capisce benissimo che è questo quello che pensa di me. Non dovrebbe o.ò Come dico da molti mesi a questa parte, per quanto l'università possa fare schifo (anche se non è detto), non sarà mai peggio di come sono state per me le superiori, le medie, le elementari. Poi, nella mia vita è entrato Thomas: avevo davvero bisogno di una persona come lui, e finalmente è arrivata. Anzi, tra poco un treno lo porterà qui ad Asti, quindi la smetto di scrivere cavolate e vado a prenderlo alla stazione. Odio scrivere post così succinti, ma così l'ho battuto e così lo lascio, dopotutto credo di aver espresso chiaramente quello che volevo dire. :3 Sevaowen . 09:52 venerdì, 19 ottobre 2007
Non ho mai desiderato così tanto di trasferirmi a Torino. Anche se vale la pena di fare 40/50 minuti su un treno lercio, trasferirmi là renderebbe tutto più facile. Il problema sono i soldi (e il mio essere schizzinosa, che mi allontana dall'opzione residenza universitaria: o un appartamento, anche un monolocale, o niente). In questi giorni me la prendo con chiunque abbia un sostanzioso conto in banca. Tranne Margherita, una mia compagna di corso che è (o almeno sembra) una riccona adorabile. Sto escogitando mille maniere per fare soldi, e ne sto attualmente mettendo in atto due. Una è un negozio di e-book, di proprietà di Thomas e di due suoi amici, dove il mio ruolo è semplicemente... quello di creare e-book, *-* alcuni saranno raccolte di mie foto, altri saranno raccolte di racconti di Rossana, forse parteciperà anche Francesca, e ho vari progetti ambiziosi in testa. Contemporaneamente, mi è piovuta addosso una grande opportunità: sono stata invitata a pubblicare i miei lavori su Behance, un sito di portfolio che sembra essere molto in vista e a cui ci si può iscrivere solo dopo che i gestori hanno visionato i lavori del richiedente... insomma, una cosa molto elitaria. Sono stata invitata dopo che un membro dello staff ha visto il mio portfolio su Carbonmade. Adesso non mi resta che pubblicare il meglio della mia fotografia e sperare che qualcuno che ha bisogno di un fotografo e che sia disposto a sganciare mi noti. Una ragazza maligna ha detto "Federica fa delle belle foto solo perché le modifica al computer, così sono capace anch'io" (l'italiano sgrammaticato serve a riprodurre fedelmente la sua parlata). Come no. Forse il modo migliore per guadagnare soldi è lavorare. Ma io sono una studentessa a tempo pieno, e quella miseria che guadagnerei non basterebbe a darmi ciò di cui ho bisogno. Tuttavia, giusto per far sì che chi pensa che io sia una fanega riveda le sue teorie, è un'opzione che non ho scartato, anzi: presto cercherò un lavoretto. Anche se non subito: devo pur abituarmi un po' a questa vita da studente pendolare. Al mattino prendo il treno, è sempre stracolmo. I pendolari operai se la sono spesso presa con me e le mie amiche perché secondo loro facevamo casino. Ma insomma, se vogliono dormire che prendano il treno delle sei e venti, come disse giustamente Fra. Noi siamo liberissime di conversare a voce normale. Attraversiamo Porta Nuova correndo e poi saliamo su un pullman che dire che è una scatola di sardine è dire poco. Non dobbiamo neanche tenerci se siamo in piedi (ovvio), perché la folla blocca ogni caduta. Poi corriamo all'università, ma quelli di Torino sono già lì aggrappati alla porta dalle sette e l'aula è troppo piccola, perciò ci sediamo quasi sempre per terra. Di solito, il resto della giornata trascorre un po' più tranquillo e sereno. A volte esco con Thomas. Però comincio ad avere paura per gli esami. Sevaowen . 13:31 giovedì, 11 ottobre 2007
Oggi ho seguito la prima lezione di Letteratura Giapponese. E' da quando avevo quattordici anni che aspetto questo momento. E che nessuno pensi che io sia solo una fangirl scatenata che vuole imparare il Giapponese solo per leggere i manga in lingua originale, perché se così fosse non mi emozionerei nel pensare che presto studierò i periodi Nara e Heian. Putroppo sono una persona terribilmente lunatica, basta davvero poco a smontarmi quando sono allegra. La generale felicità di questo periodo della mia vita è stabile, per smontare quella ci vuole un disastro, ma per far evaporare il buon umore basta qualche parola. Alla fine di questi tre anni non saprete il Giapponese. Per impararlo davvero dovrete non solo fare la specialistica, ma anche andare in Giappone per minimo tre anni. E poi ci ha dato una lista di più di venti libri da comprare (non tutti, ma sono sempre tanti). Queste discriminazioni universitarie sono odiose: il prof di Anglo-americano non tollera che tra i suoi studenti ci sia qualcuno che non ha il computer e non fa niente per far sì che anche loro possano lavorare con noi, quello di Letteratura Giappo sembra avere creato un corso per soli ricconi. La scusa è ogni docente ha il suo metodo. No. L'ho finalmente capito: il diritto allo studio universitario non esiste, o è malfatto. Innanzitutto, come potrei andare in Giappone per tre anni? La mia vita è qui, e al massimo potrei andare in Giappone per un anno, o a più riprese. Se per allora nona vrò più nulla da perdere, forse ci andrò e ci resterò: ma la mia casa è, se non in Italia, in Europa (altra dimostrazione ~ non sono una pazza scatenata). Period. Ma perché pensarci? Il problema non si pone. Io non andrò in Giappone almeno finché non avrò soldi miei. Non solo non voglio far fare una spesa così a mio padre, ma anche se fossi una piccola stronza viziata e glieli chiedessi pestando i piedi per terra, non me li darebbe. Senza contare il fatto che probabilmente, non potrò neanche fare la specialistica... in questa prospettiva mi chiedo perché mi sono immatricolata. C'è un motivo... se non l'avessi fatto, me ne sarei pentita in eterno. Ho fatto sganciare altri soldi a paparino per la mia istruzione e per stare bene con me stessa. Per questo non mi sento in colpa come se gli avessi chiesto di mandarmi in Giappone, oltretutto è obbligato a mantenermi agli studi. Almeno credo. Poi non è che mi diverta più di tanto a farmi in tutto un'ora e quaranta minuti di treno quasi tutti i giorni, anche se quella città è casa mia, lo so. Me lo sento: abiterò lì per tanti anni, e spero di cominciare presto. Il bello è che ho anche trovato la soluzione a tutti questi stupidi problemi, peccato che sia difficile. Soldi. Soldi. Soldi. E mi ritrovo a odiare i ricconi maledetti e i capitalisti bastardi. Vedevo sempre una villa stupenda quando passavo dalle parti del Politecnico in pullman (e anche lì è pieno di poveracci) e ho scoperto che appartiene al datore di lavoro del padre del mio ragazzo. E questo schifoso capitalista colleziona Ferrari. Dio, io le venderei per pagarmi gli studi (ne basterebbe una!). Quanto mi fa schifo. Anche nel mio corso ci sono un paio di riccone malefiche che oltre a non essere costrette a fare le pendolari, andranno in Giappone fino a perdere il conto delle volte che hanno camminato per le vie di Haraijuku, guardando trasognate le Gothic Lolita (forse la loro massima aspirazione). Però io questa fissa del per imparare una lingua devi andare dove la si parla non l'ho mai capita. Io non sono mai stata in un paese anglofono, e so l'Inglese quasi decentemente. Molti dei miei compagni di liceo sono stati in Iralanda, Australia, Stati Uniti, Regno Unito, wherever english is spoken, e non sapevano un cazzo. O comunque sapevano meno di me. Vorrà dire qualcosa? Forse vuol dire che tutta la mia vita sarà come il mio esame di maturità: nonostante fossi al liceo linguistico e di lingue fossi quasi bravissima, ho preso un votaccio perché delle altre materie ero mediocre. Magari diventerò una perfetta yamatologa pur non essendo mai andata in Giappone, ma il miop datore di lavoro, che essendo un capitalista non capirà un cazzo, prenderà uno yamatologo scarso, ma che in Giappone c'è stato parecchio. Non me. E io avrò sprecato un sacco di soldi in una laurea che non mi servirà a nulla, salvo tornare utile casomai finissi la carta igienica. Adesso la smetto di piangermi addosso. Questa vita è ingiusta, ma nella prossima chi mi ha fatto del male pagherà. E un messaggio mi ha riportato alla realtà ~ l'importante è essere felice (e guadagnarsi la pagnotta). Dopo lo sfogo sono quasi tranquilla, solo un po' amareggiata. E poi c'è chi mi consola. Sevaowen . 18:55 lunedì, 08 ottobre 2007
Conosco una persona strana. A dire il vero di persone strane ne conosco molte, ma ne conosco anche alcune strane in senso negativo. Voglio scrivere di una ragazza-tonna che è strana ma non troppo, perché per quanto ad esempio lei creda di essere misteriosa è terribilmente facile capire quello che le passa per la testa (tant'è che a volte credo di sbagliarmi, e che sotto ci sia molto di più... ma per oggi lascerò stare i dubbi in favore di un libero sfogo). Lei sente solo quello che vuole sentire e vede solo quello che vuole vedere. Costruisce instancabilmente castelli per aria, la sua fantasia non ha fine (anche fantasia va inteso in senso negativo). Tutto questo in una sola ragazza (o donna vissuta, data l'alta considerazione che ha di se stessa). In lei di spazio per tutti questi difetti ce n'è difetti ce n'è eccome, motivo per cui la natura li ha riversati in lei evitandoli, ad esempio, a me, cosa di cui sono davvero grata. Lei fa dei suoi difetti e dei suoi errori un vanto e continua tuttora a fare di alcuni aspetti della sua vita una trama da commedia americana. Sta consciamente scrivendo la sceneggiatura della sua stessa vita, arricchendola con melodrammi vari che per forza di cose si sommeranno alle inevitabili sofferenze di linea nel corso della sua vita, soffrendo così il doppio di una persona qualunque... ecco il perché della visione eccessivamente pessimista della vita (e quando sono io a dare del pessimista a qualcuno c'è davvero da preoccuparsi). Non sa di avere visto troppi film e avere letto troppi manga, continuando così a vivere serena nel mondo che lei stessa ha creato, e peggio ancora continua a vedere le persone esattamente come lei vuole che siano. Io, per lei, sarei un'ingenua e sprovveduta bambina che vede il mondo di rose fiorito, ma senza spine che pungano il dito (anche se odio Georgie) e non sporco e puzzolente fino all'esasperazione come lei, invece, lo vede. Sostanzialmente: tutti sappiamo che il bicchiere non è né mezzo vuoto, né mezzo pieno. Io mi sforzo di vederlo per com'è, lei dall'alto della sua ipotetica superiorità pensa che io lo veda sempre e comunque pieno anche se c'è solo ua goccia sul fondo e lei lo vede vuoto anche quando l'acqua cola fuori, nella totale convinzione di vedere le cose come sono veramente. Nella sua cameretta trama cose che né una persona sana di mente né una come me immaginerebbe, talmente sono sì subdole, ma anche stupide e inutili. Che siano subdole poi è tutto da vedere: lei crede di agire nell'ombra, ma nessuno qui è stupido e gli altarini prima o poi si scoprono. Però la invidio anche, beata lei che ha tempo da perdere dietro a questi giochetti insensati. Inoltre, non conosce l'italiano. Come se tutto ciò non bastasse, ha il gusto dell'orrido e nutre una malsana passione per il trash. Se non si fosse ancora capito, non è nemmeno particolarmente acuta. Tuttavia, quei pochi neuroni che abitano il suo cranietto le bastano per capire di essere mediocre, spingendola a cercare delle scorciatoie assurde per ovviare al problema. Non so se mi spiego: è come se io dicessi a Thomas che capisco la matematica per guadagnare punti ai suoi occhi. Non mi sono spiegata bene ugualmente, ma l'esempio era carino (almeno per me). Tutto questo è cominciato quando in preda alla frustrazione mi ha fatto una battutaccia da vera stronza. Non mi sono offesa perché una cosa del genere da un'amica non te l'aspetti, ma semplicemente perché nessuno deve permettersi di dirmi una cosa del genere. Dunque... allora ho risposto con delle minacce di male fisico (colpa della vodka), se avessi riflettuto avrei risposto piuttosto che farlo come lo fai tu, preferisco non farlo, se mai me lo dirà di nuovo le dirò ti sbagli di grosso, ti sei sempre sbagliata, anche sbagliata sul mio conto in generale. Chi sta meglio adesso? E se tutto ciò non basta, tua madre neanche mi saluta, come se in tutto questo la stronza fossi io. Intanto ho cominciato l'università... oh mon dieu. Presto scriverò qualcosa a riguardo... credo. Sevaowen . 16:47 |
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