lunedì, 19 ottobre 2009
È da tanto tempo che non scrivo qualcosa, vero? E pensare che avevo anche cambiato la grafica (che per la cronaca è una base personalizzabile modificata *male* da me medesima) per invogliarmi a scrivere, ma evidentemente non è servito a molto. Il problema è sempre lo stesso, non so cosa scrivere. Forse dovrei trovare degli argomenti interessanti e fissi, così da scrivere solo di quello... praticamente un blog a tema. Tanto si è già capito che della mia vita non ho più molta voglia di scrivere, a meno che non si tratti di piccole lamentele o di persone che mi stanno sulle scatole.
Intanto ho aggiornato la sezione 'link' nella colonna qui accanto, visitateli! (*ゝω・*)ノ♡
Sevaowen . 09:30
✩✩✩
martedì, 17 marzo 2009
Finalmente ho ritrovato la voglia di scrivere sul blog. O almeno di scrivere qualcosa di decente, non soltanto qualche parola a caso. In questo periodo sto vivendo il peggio della vita da studentessa pendolare, quindi preferisco concentrarmi su altro, come ad esempio cercare di sopravvivere a questi ritmi disumani. Tra poco potrò dire di aver almeno superato degnamente il primo mese, ed è già un bel traguardo. Se supererò sia il semestre che la sessione estiva di esami in modo degno, mi proclamerò donna esemplare.
E per questo post ho finito di lamentarmi. Non ho ripreso le redini del mio blog per farne esattamente quello che è sempre stato, cioè il mio muro del pianto personale, primo perché sono stufa di piangermi addosso su internet o comunque in pubblico (lo farò nell'intimità della mia cameretta, di notte), secondo perché non gliene frega niente a nessuno, quindi a questo punto meglio tenere un diario cartaceo e segreto, dove parlando delle persone che detesto posso anche scrivere il loro codice fiscale seguto da un enorme fuck, senza aver paura di possobili ritorsioni. Qundi ho deciso di fare del mio blog qualcosa di minimamente interessante. Ad esempio potrei postare foto e disegni, e potrei anche cominciare adesso, ma è tardi, sono stanca e domattina mi devo alzare alle sei. O anche prima. Perciò facciamo un'altra volta.
Si sta avvicinando il mio ventunesimo compleanno. Avrei voglia di fare un giretto nei negozi che mi piacciono e spendere quei pochi soldi che mi sono guadagnata. Ma non posso. Non so come sia possiblile, ma non c'è praticamente nulla che io abbia voglia di comprare. Anzi, mi piace tutto, ma allo stesso tempo non mi piace niente. È strano. Non c'è più niente che vale la pena di comprare. Una volta avevo le mani bucate, ora non sto più comprando niente. Mi interessano solo la macchina fotografica nuova (che dovrebbe arrivare, si spera) e il denshi jisho, il dizionario elettronico giapponese - italiano / italiano - giapponese, ma per quello dovrò aspettare di andare in Giappone (a settembre, forse) o almeno aspettare che ci vadano i miei compagni quest'estate. Per il resto non c'è nient'altro che io voglia particolarmente. Anzi, a dire il vero ci sarebbe, ma non ne parlerò nemmeno, dato che sto un po' perdendo le speranze... e poi finché sopravvivo va bene anche così. Intanto aspetto Hyde, il best-of di Hyde, che probabilmente partirà dal Giappone alla volta di casa mia tra poco, visto che ormai là sarà quasi mattina e quindi stanno per cominciare le vendite. Spero che non ci metta troppo, sono curiosa. Devo specificare che è un regalo di Thomas. Grazie :3
Udite udite, mi sto infognando con Bob Dylan.
Non so bene perché, ma mi sono innamorata di questa foto. È bellissima.
E ora vado a dormire, anche domani levataccia. Buonanotte. :3
Sevaowen . 22:06
✩✩✩
martedì, 17 febbraio 2009
4000 visite.
Wow.
Magari lasciate anche qualche commento quando passate, mi fa piacere.
Sevaowen . 15:09
✩✩✩
giovedì, 29 gennaio 2009
Cancellato.
Sevaowen . 14:00
✩✩✩
domenica, 25 gennaio 2009

Se lo dice lui...
Sevaowen . 18:11
✩✩✩
giovedì, 15 gennaio 2009
Non sono così sicura che qualcuno legga il mio blog. Forse, se qualcuno lo legge, è solo per ridere di me. Se fosse così, la mia risposta sarebbe qualcosa del tipo... se ti diverti con così poco, buon per te. Ma si sa, sono paranoica, quindi forse è solo la mia immaginazione che mi fa credere questo.
Il punto è: cari presunti lettori, mai come in questo periodo ho avuto difficoltà nell'esternare i miei sentimenti, il che vale anche per le persone che mi circondano (tranne per quella stretta cerchia di persone di cui mi fido e che stimo profondamente, a scanso di equivoci), quindi figuratevi su un blog. Infatti non so se e quando riprenderò a scrivere qualcosa di serio qui sopra. Non cancellerò questa pagina, anzi, continuerò a scriverci... ma in modo diverso.
Non è che io non voglia aprirmi. E nemmeno voglio costruire intorno a me un alone di mistero e carisma scrivendo questo. Tengo molto a questo blog, tutto qui, e dato che subirà (o ha già subito) dei cambiamenti, mi sentivo in dovere di spiegarne i motivi.
Tutto questo mi ha fatto venire in mente tutte quelle persone che credono che io sia perennemente felice e mi ritengono un'idiota per questo. Solo perché io mostro soltanto i colori delle mie ali. A tutte queste persone voglio dire solo una cosa... STFU.
Sevaowen . 17:25
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lunedì, 09 giugno 2008
Post di dicembre 2006 che devo cancellare per contrastare lo spam. Lo riposto qui, sperando che non sia più raggiunto.
In quanto maniaca delle foto navigo attraverso le vecchie cartelle di foto scattate da me quasi tutti i giorni, e solitamente le mostro a tutti quelli che per loro sfortuna si trovino nei paraggi del mio computer. Tra le innumerevoli cartelle meticolosamente catalogate ce n'è una intitolata 'Leva 1988' (me classe 1988 <3). Non ho mai parlato della leva sul blog perché allora (agosto 2006) avevo il modem bruciato.
Molti dei miei amici, che sono anormali almeno quanto me, mi hanno chiesto: "perché fai la festa di leva?" che non è una domanda stupida, se rivolta a una che al posto della testa ha una playlist di musica rock ma soprattutto j-rock (e si sa, uno dei must di leva è la musica unza-tunza perché disgraziatamente sembra essere la musica preferita degli adolescenti di oggi), a una che ha completamente lasciato perdere il cristianesimo poco dopo la cresima (e V. è un paese minuscolo, e di conseguenza un paese bigotto nell'opinione comune de abitanti di città o campagne prossime -io appertengo alla campagna), a una che evitava i varigliesi come appestati, ecc.
La risposta è semplice: quando i miei amici di infanzia (abitanti di V.) mi hanno invitata, non ho saputo resistere. Volevo rivedere i miei amici di infanzia, compagni di scuola elementare, i luoghi dove in fondo sono cresciuta. Volevo capire cosa mi aveva spinta ad allontanarmi da tutto ciò (e poi ho capito che lì non c'è niente che non va, ma in città ci sono i miei amici più cari, e mi sono chiesta come ho potuto avere dubbi). Infine, io sono una gran sognatrice. Spesso sgattaiolavo nella parte disabitata di casa mia e ogni tanto incappavo nella bandiera di leva di mio padre... tra la polvere e le ragnatele, quei ricami, 'leva 1953', luccicavano ancora, e avevano un che di affascinante. Così ho subito aderito, anche con l'impressione di stare più che altro facendo compagnia a Gabriele, auto-proclamatosi capo leva. Ma non aveva importanza, tutto quello che volevo era far questa festa. In quella foto di gruppo malfatta davanti alla chiesa, ho un sorrisone talmente felice e sincero da non sembrare mio. Oddio, io so di essere anche capace ad essere felice, sono gli altri che se ne meravigliano.
Prima della festa ci siamo radunati spesso per prepararla. Non tutti i miei compagni comunque sono simpatici, ma io sopportavo, sopportavo e sopportavo, pur di far festa. La leva comprendeva anche qualcuno delle classi 1987 e 1989. Mi sono spaccata la schiena a fare tutte le scritte dell'88 per terra senza che nessuno mi aiutasse, e l'unico commento l'ho ricevuto da Giuliano e Vincenzo: "che tristi". Io non ho mai la risposta pronta, così li ho guardati male e sono tornata a casa, ma ora come ora risponderei 'che aggettivo idiota che usi'. Se non gli piacevano, potevano pure cambiarle. Fare delle aggiunte, se proprio ci tenevano. Poi è arrivato il momento di incollare le striscie tricolore con i nostri nomi, ma gli ultimi arrivati (v. Vincenzo) non avevano il nome stampato, quindi andava scritto a mano con l'uni-posca nero. E non un uni-posca di quelli buoni, ma uno di quelli che passano tre fogli. In quel momento le uniche ragazze presenti eravamo io e Cinzia, e il compito è stato affidato a noi, visto che in genere le ragazze hanno una calligrafia leggermente più bella. A volte poi anche io ragiono bene, e ho avuto il buon senso di non appoggiarmi al cofano (bianco) della macchina di Gabriele per scrivere (eravamo all'aperto), ma sono andata ad appoggiarmi al muro interno (molto ruvido) del peso per scrivere quel diminutivo assurdo, 'viky'. Io ho cercato di convincere quel ragazzo che 'vicky' con la 'c' era più bello, ma non c'è stato verso. Che diminutivo da finocchio poi (che nessuno la prenda come un'offesa, visto che anche io a volte ho strane tendenze e ammiro i gay per varie ragioni, però mi diverto a prenderlo in giro in questo senso) e forse è un gay represso, visto che poi durante la festa l'ho visto più volte comportarsi in modo lascivo con Giuliano. Fatto sta che mi sono impegnata per fare una bella scritta e alla fine le mie braccia imploravano pietà. Lui non è nemmeno sembrato particolarmente entusiasta del mio lavoro, o forse sono proprio io a non piacergli perché sono, o almeno cerco di essere, anticonformista, mentre lui sembra ciò che di più 'normale' o 'conforme' possa esistere. Al ritorno delle sltre ragazze, le scritte che rimanevano le ha delegate a Martina P., una biondina vestita alla moda con voce e risata da ochetta. Scema io che, invece di puntare a gente come me, punto a queste pecorelle. E persone così, che non vedono oltre il loro naso, ci provano solo con i propri simili. Forse lui non si è neanche accorto che sono una ragazza, e io non mi sono certo scomodata per farglielo capire. Ed ecco che Martina aveva incominciato la sua opera d'arte: poggiata sul cofano della macchina di Gabriele. Tra me e Cinzia è bastato uno sguardo per capirsi: 'questa è completamente scema'. Pensavano forse che io fossi masoschista e che mi divertissi a sgretolarmi le braccia? Poi ha sollevato la striscia, imbrattata con la scritta più 'plain' che io abbia mai visto. E il frocetto le ha ripetuto per tutta la sera "sei un'artista". Che modo patetico di rimorchiare una ragazza.
La prima sera di festa, il giovedì, per me è stato assolutamente entusiasmante a causa del rockfest, e in particolar modo di una band che adoro e che era presente. Forse è stata proprio la sera migliore, perché siamo saliti in cima alla collina e poi scesi in pineta urlanti e felici su un motocarro, e poi a reclamare vino per il vicinato. Oltretutto, con me c'erano Minni, Marcello, Giuditta e Max. Grazie tessori. <3
Potrei dilungarmi in descrizioni, ma ormai non è più il momento. Vale la pena di dire solo poche cose, ma dirò anche alcune cose che non vale la pena di dire, tanto per, ad esempio il commento di Vincenzo sulla musica rock, 'una merda'. Un corno, ma in fondo i gusti non sono discutibili (allora non la pensavo così però). C'è da dire che, reduci dai festeggiamenti per la vittoria della nazionale, la nostra leva è stata molto di ispirazione cacistica (i disegni sulla strada -e la vernice ce l'ha regalata mio padre-, magliette, ...) ma ad un certo punto ci hanno chiamati tutti sul palco. Il cantante ha ceduto per poco il microfono a Vincenzo, che ne ha approfittato per intonare la canzone che all'inizio era bella, ma ora è solo una sfida al buon gisto e all'originalità: il po-po-po. E Vincenzo ha rischiato di essere picchiato dal cantante metallaro. Il venerdì sera poi c'è stato il liscio, e il commento di Giuliano è stato qualcosa tipo "il liscio mi fa venire voglia di sesso". Andiamo bene. E' qui che è nata la nostra canzone più celebre:
contro leva topo di fogna/ di V. sei la vergogna/ noi alla leva facciamo baldoria/ e voi solo cercate rogna/ la vostra massima aspirazione/ è M. il culattone
E tutte le sere ci rintanavamo da qualche parte a scolare alcolici, e in particolare io mi attaccavo a una bottiglia di un liquore cremoso tipo bayleys o come cavolo si scrive, ma panna e fragola... questi sì che sono dolci ricordi. Il sabato sera progettavo sul serio di piazzare in mezzo alla pista per i seguaci dell'unza tunza una bottiglia di coca cola da due litri e riempirla di menthos (chi sa cosa succede rida, prego), ma non avrei mai potuto sprecare così coca cola o simili. La serata è diventata carina quando all'unza-tunza hanno sostituito il solito, sano revival e il latino-americano: ma prima di tutto ciò, ho incontrato il ragazzo che mi piaceva alle medie, Andrea. Ho cercato di provarci, ma Ivana, che è logorroica, impicciona e anche un po' ottusa non se ne andava. Ho sprecato una grande occasione per colpa sua. A festa finita ho affogato i miei dispiaceri nel solito liquore, ma passata la notte (appoggiata al tavolo), sono uscita barcollando. Ho camminato nei dintorni a lungo, ai margini del bosco, canticchiando pezzi di Mecano. Poi mi sono sdraiata sul muretto, e ci sono rimasta a lungo, guardando le stelle e ascoltando il vociare che ancora proveniva dal capannone. Ho camminato ancora fino in cima alla collina, e quando mi sono voltata a guardare l'orizzonte, ho visto il cielo cominciare a schiarirsi. E in quel momento mi sono sentita felice.
Ma la festa ormai cominciava a sfumare, davanti a noi vedevamo già la fine del divertimento. Prima però c'era una messa, un pranzo e un altro liscio. Sulla mensola sopra la scrivania ho ancora un mazzolino di fiori, nel frattempo seccatosi, con il nastrino tricolore dai colori ancora vivi che mi hanno regalato. E in un cassetto un ciondolino d'oro che mi ha regalato mio nonno, con su inciso 'Leva 1988'. Ed è stato quando la domenica volgeva al termine e io ero già a casa triste per la fine che tutto si è guastato. Non racconterò cos'è successo, dirò solo che al self-proclaimed boss sono stati fatti degli scherzi che riguardavano la macchina, e poi al momento di ridarci alcuni soldi avanzati ne sono tornati meno del previsto, e c'è chi dice che se li sia tenuti per vendetta. E io dico: chissene. Dicono che sia una questione di principio, ma io non vedo nessun principio nello scannarsi tra compagni di leva per qualche pezzo di carta ingiallito, perché alla fin fine è quello che sono i soldi (oltre al motore del mondo, s'intende). Alcuni di noi hanno continuato a vedersi tutti i venerdì sera, ma ora non più. In tre mesi non restano che ricordi.
Oggi ho incontrato una dei coscritti sul pullman, Michela. Me ne ha dette di tutti i colori su Gabriele per questa storia dei soldi. Ha anche detto tante cose che non mi sono piaciute. Comunque mi ha ricordato questa storia. E non ho voglia di continuare a scrivere, quindi the end.
PS. Solo ora mi è tornato alla mente una cosa davvero degna di nota del lunedì sera, vero e proprio ultimo, tristissimo giorno di festa: a notte inoltrata, al bar della pro-loco, i tutti i ragazzi si sono strappati le mutande a vicenda (ma non pensate male, non si è visto niente... e voi vi chiederete: 'com'è possibile?' sapeste...). E' stato assolutamente esilerante.
E' in queste occasioni che ci vuole davvero la macchina fotografica.
Sevaowen . 08:39
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