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giovedì, 30 luglio 2009
«L'ittan-momen (一反木綿) è un fantasma del folklore della prefettura di Kagoshima, Giappone, che vola in cielo di notte e attacca gli umani. È stato reso famoso nel resto del paese dal manga GeGeGe no Kitarou, di cui è uno dei protagonisti.» Wikipedia ~ The Obakemono Project Tanto per aggiungere qualcosa alla mia già vasta collezione di stranezze, ho comprato il portachiavi o quello che è. O meglio, io l'ho scelto e poi me l'ha comprato Thomas. :)
Adesso voglio proprio vedere l'anime, la versione del 2007, anche se temo che dovrò guardarlo in giapponese, e magari anche senza sottotitoli, dato che a quanto sembra GeGeGe no Kitarou interessa davvero poco agli stranieri, o almeno agli italiani, escludendo ovviamente le persone bizzarre e gli appassionati di folklore giapponese (e io temo di rientrare in entrambe le categorie, come dimostra questo mio ultimo acquisto). Comunque vi consiglio di guardarvi almeno la sigla. Parlando d'altro, sono stata a Rimini Comics, dato che per una coincidenza fortuita mi sono ritrovata là in vacanza negli stessi giorni della fiera. Però non ho comprato nulla, anche se ero tentata da un paio di riviste musicali e qualche gadget di Loveless. Però non mi ispiravano particolarmente. ^^" La fiera comunque era carina, e in generale mi sono divertita, in quei sei giorni di vacanza, ma a Rimini non andrò mai più! Troppo cara e troppi tamarri. Infine, mi dispiace dirlo, ma certe persone non cambiano proprio mai. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Quando una persona frustrata si mette in testa che può sfogare la sua frustrazione su di te possono passare anche anni ma non cambierà idea. E comunque la persona in questione a quanto pare non ha capito che dei quello che pensa di me, che siano pareri fondati o meno, non me ne importa nulla, data la bassa considerazione che ho di lei. E non sono una stronza che giudica negativamente chi sbaglia, ma di possibilità per rimediare ne ha già avute fin troppe e le ha sprecate tutte, senza smettere mai di comportarsi come se al mondo ci fosse solo lei, beffandosi anche delle persone che le vogliono bene... quindi che si fotta. Se le fa piacere credere che le sue critiche mi facciano stare male, che lo pensi pure, tanto si sbaglia. E per fortuna sono circondata da persone che mi vogliono bene davvero e non mi prendono per il culo. Fine dello sfogo. :3 Sevaowen . 13:22 viaggi, ricordi, soprannaturale, cose serie, jihaku, cest la vie, ridicoli sfoghi, fantasmi ecc, sol levante, yokai | commenti (2)
martedì, 16 giugno 2009
È passato quasi un anno da quando io e Momo, al mare, abbiamo assistito ad un fatto insolito.Le due di notte. Nel bar sotto casa, che aveva chiuso da un pezzo, arriva un tizio dall'aria losca. Entra nel dehors, sposta qualche sedia, fa un po' di casino. E per casino intendo anche sonore flatulenze. Fuma, legge il giornale della giornata appena trascorsa. Poi se ne va come se niente fosse. Io e Momo non siamo mai riuscite a capirci qualcosa. Ma ora ho risolto l'arcano. Doveva essere un nurarihyon francese contemporaneo! The Nurarihyon will sneak into someone's house while they are away, drink their tea, and act as if it is their own house. Because it looks human, anyone who sees him will mistake him for the owner of the house, making it very hard to expel him. http://en.wikipedia.org/wiki/nurarihyon Sevaowen . 22:36 domenica, 12 aprile 2009
Io sono una grande fan dei Laruku, casomai non si fosse ancora capito.Un paio di volte li ho anche sognati, ma erano sogni terribilmente deficienti. Però li voglio raccontare lo stesso. Nel primo Hyde era in cima ad un grattacielo con Toshi (il cantante degli X Japan) e si stavano picchiando a sangue. Poi Toshi, in preda all'ira, ha preso Hyde e l'ha buttato giù. Il poveretto è atterrato sui binari del tram con uno spargimento di sangue non indifferente (era un sogno un po' splatter), ma era ancora vivo. E Gackt gli è corso incontro disperato, e invece di chiamare l'ambulanza ha cominciato a scuoterlo per cercare di farlo rinvenire. Hyde rantolava e perdeva sangue da tutte le parti. E Gackt, tirando fuori dal nulla una chitarra classica, gli diceva "ti prego, suona ancora una volta per me." Morto. A questo punto devo spiegare che è normale che io faccia dei sogni così strani e insulsi. Anzi, quasi sempre i miei sogni sono così. Solo una volta c'è stata la variante Hyde. Questa, appunto. Un'altra volta ho sognato di essere in un posto che sembrava la Gran Via di Madrid, ma probabilmente era semplicemente Torino. Ero seduta al tavolo di un bar, nel déhors, con uno squadrone di amici. Tra questi c'erano anche i Laruku al completo. Che conversavano amabilmente con Thomas, come se si conoscessero da sempre. Io invece non ci avevo ancora parlato, mi ero semplicemente presentata e poi non ho più detto niente, né loro mi avevano rivolto la parola. Stavo zitta e li fissavo in cagnesco. Nel frattempo avevo messo in moto il cervello e stavo pensado a una domanda furba da fare a Yukihiro, per iniziare una conversazione. Ma ad un certo punto si sono alzati, hanno salutato tutti e se ne sono andati. Ok, ho scritto tutto questo per un motivo. Non lo rivelerò, ma vi basti sapere che c'è un motivo. Period. Sevaowen . 12:08 lunedì, 20 ottobre 2008
Chi mi conosce sa quanto volessi bene ai miei compagni di liceo, e sa anche quanto sia stata triste al momento di abbandonarli. Ovviamente è vero l'esatto contrario di ciò che ho scritto. Ero così contenta di non averli più tra i piedi, quei mostriciattoli casinisti falsi invidiosi vanitosi e infidi. Ora studio con persone che mi reputano una persona normale (cosa fondamentale), che non si scandalizzano né si mettono a ridere quando scoprono certe cose sul mio conto, che si complimentano per le magliette che mi metto, che mi rispettano perché in giapponese sono piuttosto brava e che sono anche contenti di uscire con me. Perciò tutto sarebbe perfetto, se solo i miei compagni di liceo non si fossero iscritti alla mia stessa facoltà. Ovviamente non allo stesso corso, perché per le loro menti limitate i giapponesi sono delle fanatiche formiche mangia-balene e nulla di più, anzi, non sanno nemmeno che la Cina e il Giappone sono due cose diverse. Una è arrivata a dirmi che Pucca è l'unica cinese che non le sta antipatica, senza per altro sapere che Pucca è coreana. Loro fanno lingue europee, così si sentono al sicuro, lontani dalla minaccia dell'alterità. Tutto questo mi toccherebbe poco o nulla, se solo non me li ritrovassi sempre tra i piedi. Ce ne sono molti che mi guardano negli occhi e nemmeno mi salutano. Ce ne sono alcuni che mi cercano solo quando sono da soli sul treno, altrimenti non mi salutano. Ce n'è uno in particolare che cerca di fare il simpatico e mi rompe sempre le balle. Basta per favore, basta. Levatevi dalle scatole. Sevaowen . 19:15 domenica, 17 agosto 2008
Studio giapponese all'università, mi piace la letteratura giapponese, ho una piccola collezione di manga e un vasto repertorio di canzoni j-rock nella mia playlist (specialmente L'Arc~en~Ciel, Buck-Tick, Aikawa Nanase e X-Japan, ma anche altri) e una fanfiction yaoi ogni tanto non mi dispiace. Potrei passare per una di quelle tante persone infettate da questa mania dilagante, potrei sembrare una nippomane o una nippocretina, ma c'è una cosa che mi distingue da costoro, o almeno credo. È l'amore che nutro per l'Europa, al pari di quello che nutro per il Giappone (anche di più, se si considera che almeno un po' d'Europa ho potuto visitarla) e soprattutto per la Francia, in cui soni già stata sei volte. Studio francese da quando avevo otto anni. Ufficialmente ho smesso con la quinta superiore, ma ciò non significa che io non mi stia esercitando per conto mio. Leggo avidamente classici ottocenteschi in lingua originale: Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé, Chateubriand, Hugo, Zola, ... E più vado in Francia, più mi piace. Nel 2005 ci sono stata solo di passaggio, a Aix-en-Provence, una tappa prima di raggiungere la Spagna. Ma ho avuto modo di vedere quei grossi mulini bianchi, quelli che producono energia eolica, credo che siano nella zona di Marsiglia. Sono tantissimi, e non so perché, ma è uno spettacolo toccante. Forse sono io quella pazza, capace di vedere del bello anche in una fontana sporca nel centro, sotto la pioggia. Ma questo non c'entra. Poi sono stata a Tende con i miei genitori, sempre nel 2005, e sempre per poco. Così la mia voglia di Francia cresceva. Nel 2006 sono stata a Parigi, ma al momento di partire non avevo assolutamente voglia di andarci. Per fortuna mi sono arresa e ci sono andata. Insieme a Torino, quella è la città dove vorrei vivere. Ogni volta che ci ripenso, o quando la vedo in tv o in foto, quasi mi commuovo. Forse ho vissuto lì in una vita passata, o è solo l'odore di ottocento che mi è sembrato di respirare in ogni momento e in ogni dove quando mi trovavo là? Non lo so. Nel 2006 sono stata in Francia una seconda volta, a Mentone (Costa Azzurra, praticamente al confine con l'Italia) con i miei amici. Ero appena maggiorenne, ed era la mia prima vacanza senza adulti. Il passo decisivo verso la nascita del mio amore per la Francia è avvenuto l'anno dopo, ad Agosto, sempre a Mentone, con più o meno le stesse persone. La novità è che quell'anno, oltralpe, ho conosciuto Thomas, e sempre in Francia è nata la nostra relazione e ci siamo scambiati il primo bacio. Se poi ricordo le passeggiate insieme, il tramonto e la notte in spiaggia, i baci in quella stanza buia e le sere in centro, un nodo mi stringe la gola. La Francia è ormai il nido di uno splendido ricordo, e oltretutto è un luogo in cui posso tornare spesso. Infatti, ci sono stata quindici giorni. Sono tornata il quattordici. E neanche stavolta la Francia mi ha deluso. Adesso, ancora una volta, non mi restano che foto, un cd di Edith Piaf e la colonna sonora del film di Amélie, che devo assolutamente rivedere. Ascoltandoli, come sempre, mi batte il cuore. Vi lascio con un link che spero seguirete: http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Giapponese Fa ridere, garantito. Au revoir. Sevaowen . 23:08 sabato, 23 febbraio 2008
Un giorno, quando ero all'ultimo anno delle superiori, il professore di matematica ci aveva portato nel laboratorio di informatica per farci fare un lavoro di musica. Voleva insegnarci le note e voleva che le scrivessimo sul computer, peccato però che i computer della scuola non supportassero la scrittura musicale. Non si poteva nemmeno scaricare nulla, perché la connessione a internet era rotta. Siccome stavamo usando Word, ho pensato che avremmo potuto disegnare le note con le forme. Dopo averne disegnata qualcuna avevo reso partecipe il professore della mia idea, e lui me l'aveva fatta comunicare a tutta la classe. La vipera travestita da amica, non sapendo tenere a freno la lingua e la malsana invidia che il successo degli altri provoca in lei, non ha potuto fare a meno di commentare l'accaduto con un acido quanto sgrammaticato "ci poteva arrivare chiunque". C'è mmh mmh mmmmmmh chomp chomp ci arrivava anche un bambino di due anni c'è che bbonoo quel tipo chomp (questo è il suo solito modo di esprimersi). La mia non era certo un'idea brillante, ma ha avuto il merito di risolvere il problema. E il merito ancora più grande è stato sicuramente quello a cui non avevo pensato, quello cioè di dimostrare che la vipera travestita da amica (ma che ormai aveva perso credibilità già da molti anni) nonché i miei ex compagni di classe anche se in misura minore sono evidentemente inferiori per ingegno a un bambino di due anni, specialmente la vipera, e per sua stessa ammissione! Ripensandoci adesso, lo trovo esilerante. Inoltre, è stata la prima e l'ultima volta che un professore di matematica mi ha fatto un complimento. Sevaowen . 12:56 sabato, 23 febbraio 2008
Ho detto cose come... ... una scuola per ricchioni, quando volevo dire "una scuola per ricconi;" e... ... che bel fiocchietto, quando volevo dire "che bel fiocchetto. Evidentemente però è una questione genetica, l'ho capito dopo aver sentito mio padre dire: Cosa te ne fai di un triceco? (criceto) Non siamo sotto una certa sogliola (soglia). Cosa ci posso fare? Sevaowen . 12:55 |
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